Archivi categoria: Mélange

Terra cibus

Non è un progetto nuovo, anzi; risale ormai a un paio di anni fa. Ma certe cose, probabilmente, non invecchiano mai.

Nel progetto Terra cibus, l’artista Caren Alpert ha fotografato il cibo molto, molto da vicino. Mi è capitato di leggere che praticamente qualsiasi cosa diventa bella, se vista sotto la “lente” d’ingrandimento di un microscopio elettronico: probabilmente è vero, e lo è tanto di più in casi come questo.

In ciò che ci dà nutrimento esistono paesaggi, schemi e texture che mai avremmo immaginato. Con le parole della Alpert, “questo mezzo decostruisce, astrae e rivela l’ordinario in modo da toglierci il fiato. Più la lente si avvicinava, più vedevo il cibo – e i suoi consumatori – come parte di un ecosistema più grande”. L’artista spera che queste fotografie “possano trasformare la nostra ossessione per il cibo in una nuova vicinanza con ciò che ci fa sopravvivere.”

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Il DNA in 3 minuti

Un bel video della BBC spiega in poco più di 3 minuti il funzionamento, il ruolo e il significato del DNA – con un esempio piuttosto sfizioso di grafica flat.

Segue una (mia) traduzione del testo dall’inglese all’italiano (con minutaggio). Consiglio comunque la lettura del testo in italiano, è “da manuale”.

00:00 – 00:11
Il DNA è il manuale di istruzioni per costruire la vita. Dai microbi, alle piante, agli esseri umani, definisce tutti noi.

00:12 – 00:35
Il set di istruzioni completo, codificato in tutti gli organismi, è il genoma, e viene trasmesso di padre in figlio durante la riproduzione. L’informazione è immagazzinata nel DNA grazie a sole quattro molecole accoppiate due a due (adenina, timina, guanina, citosina). Ci sono miliardi di coppie del genere, organizzate in una struttura a doppia elica forte e compatta.

00:36 – 00:59
Queste coppie fanno sì che ciascun filamento sia un backup del compagno: si tratta di un modo incredibilmente efficiente di salvaguardare la preziosa informazione genetica. Il DNA si ripiega in pacchetti accoppiati – i cromosomi – conservati nel nucleo delle cellule. Specie diverse hanno un numero diverso di cromosomi; gli uomini ne hanno 23 coppie.

01:01 – 01:18
I cromosomi contengono molti geni. Un gene è una sezione di DNA che contiene le istruzioni per una proteina. Le proteine sono essenziali per la vita, ed eseguono un’enorme varietà di compiti, dal controllo delle funzioni di una singola cellula fino a dare la forma dell’organismo nel suo complesso.

01:19 –01:45
In una speice, ogni organismo ha un DNA molto simile a quello degli altri. Negli esseri umani, la differenza tra una persona è un’altra è una frazione di percentuale. Tuttavia, è questo ciò che ci rende unici, dandoci un volto, un colore dei capelli e un’altezza diversi. L’unicità del nostro DNA può essere usata come un’impronta digitale che ci identifica con un livello di accuratezza straordinario.

01:47 – 02:14
Leggendo il nostro DNA, gli scienziati hanno scoperto che non condividiamo sequenze soltanto con individui della nostra specie, ma anche con qualsiasi altro organismo vivente sulla Terra. Gli scimpanzé, tra i nostri parenti viventi più prossimi, condividono con noi circa il 96% del DNA. Abbiamo anche geni in comune con i pesci, con le piante e con i batteri. E’ una prova consistente del fatto che tutta la vita è originata da un singolo antenato comune vissuto miliardi di anni fa.

02:15 – 02:45
Non abbiamo soltanto imparato a leggere il manuale di istruzioni della vita, ma anche a riscriverlo. L’uomo ha manipolato il DNA da ben prima di conoscerlo, selezionando piante e animali da allevare per fare emergere le caratteristiche desiderate. Oggi, l’ingegneria genetica ci consente di alterare il DNA direttamente in laboratorio, creando nuove varietà di vita: da piante che resistono alle malattie o alla siccità a batteria che possono produre grandi numeri di ormoni che ci salvano la vita.

02:46 -03:04
Tuttavia, non conosciamo ancora tutto. Esistono sequenze che non codificano nessuna proteina e, forse erroneamente, sono state nominate “junk”, spazzatura. Alcuni sono preoccupati di questi buchi nelle nostre conoscenze e di problemi imprevisti che pensano potranno essere generati da organismi modificati geneticamente.

03:05 – 03:19
Quello che è chiaro è che il manuale di istruzioni della vita è più sottile, elegante e complesso di quanto avremmo mai potuto immaginare. Il DNA ha rivelato parecchi dei suoi segreti, ma abbiamo ancora molto da imparare.

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Abiti che anticipano il futuro

In questi giorni, a Londra (e dove, se no?), si è tenuto un incontro dal titolo “Wereable Futures” – letteralmente, “Futuri indossabili”, anche se la traduzione in italiano oltre a non essere particolarmente eufonica rende abbastanza poco l’idea.

I wearables, le “cose che si indossano”, possono essere cose molto diverse tra loro, e al momento l’esempio più noto ai profani è sicuramente quello degli “occhiali” Google Glass – ho messo “occhiali” tra virgolette perché a parte la forma non hanno molto a che vedere con l’oggetto che da circa vent’anni mi grava sul naso e mi fa spesso rimpiangere di non essermi mai riuscita ad abituare alle lenti a contatto. Il primo esempio che mi viene in mente è tratto dalla cinematografia, e penso al guanto indossato da Tom Cruise in Minority Report – ma chiunque abbia uno smartphone (ossia praticamente tutti, mia madre compresa, eccetto la sottoscritta) non è tanto lontano dal concetto e, sono sicura, sarebbe felice di non doverlo sempre andare a cercare nei più riposti meandri della borsa (o della stanza, se è un uomo) ma di poterlo avere sempre con sé, quasi come una seconda pelle.

I wearables sono caratterizzati da due coppie di caratteristiche: da un lato funzionalità/espressività (non soltanto devono essere utili, devono “servire a qualcosa”, ma devono anche consentire a chi li indossa di esprimere il proprio modo di essere, di sentire), dall’altro il binomio interno/esterno (non si rivolgono soltanto a chi li indossa, ma interagiscono anche con l’ambiente circostante).

sensoree

Nell’immagine è mostrato all’opera Heart Sync, in cui dei sensori collegati al battito cardiaco creano degli spettacolari giochi di luce nel momento in cui il nostro cuore batte all’unisono con quello di un’altra persona nella stessa stanza. I campi di applicazione più rilevanti, nel prossimo futuro, saranno però con ogni probabilità quello della cura della persona, il benessere psicofisico e la salute e la sostenibilità ambientale.

Con le parole della sociologa (credo si possa definire così…) Francis Corner:

La moda non può più essere limitata alla bellezza giovane. Una popolazione che invecchia, patologie a lungo termine, solitudine, disabilità, obesità e disturbi alimentari hanno preso il posto della salute e del benessere. Fattori come le nuove tecnologie, i nuovi tipi di tessuto e le nuove tecniche di design, insieme alle possibilità economiche, ci danno le risorse per iniziare a sviluppare un’industria [della moda] più inclusiva, con un pubblico e acquirenti nuovi […], presagendo un futuro più aperto a tutti. Questo significa che chi insegna nell’ambito della moda deve collaborare con scienziati, psicologi, sociologi, chimici e fisici per esplorare tutti i modi in cui la scienza e il mondo industriale possono provare a rispondere ad alcune delle sfide che la nostra società si troverà ad affrontare.

I tessuti “intelligenti” che secondo alcune pubblicità dovrebbero aiutarci a smaltire la cellulite, rassodare i muscoli e non so cos’altro (forse lisciare le rughe?) sono una realtà? Forse lo saranno in un futuro molto vicino, e in parte lo sono già. La cosa più interessante, secondo me, è vedere come i designer da un lato stanno immaginando modi sempre più interlacciati per collegare il nostro corpo (organico) alle “meraviglie” della tecnologia più avanzata e, dall’altro, si rivolgono alla natura per trarre un’ispirazione nuova, corroborata proprio dalla tecnologia.

Il mio esempio preferito è il lavoro di uno studio americano, di Boston, che si è dato un nome che è tutto un programma: Nervous System, il sistema nervoso.

nsystemUsando un’interfaccia relativamente semplice (basata su un linguaggio di programmazione concepito appositamente per artisti e designer, Processing), i futuri acquirenti possono generare progetti di gioielli, oggetti e ultimamente anche abiti che vengono poi realizzati letteralmente su misura grazie alla tecnologia della stampa 3D.

Sembra un incrocio tra una litografia di Escher e una ragnatela ingrandita, plastificata e resa assolutamente irresistibile – provare per credere.

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Come sentirsi realizzati

L’ex avvocato Susan Cain, nel suo bellissimo Quiet, best-seller del 2012 negli Stati Uniti e – forse un po’ meno, sfortunatamente – anche in Italia, descrive una tecnica apparentemente semplice e di facile messa in pratica per realizzarsi come individui e come professionisti. Forse Billy Elliot, con tutta la sua determinazione, non ne avrebbe avuto bisogno, ma sono sicura che molti di noi che lo troveranno piuttosto utile. Billy Elliot

Un brano breve e intenso che colpirà soprattutto chi, come la sottoscritta, ha la tendenza a identificarsi (quasi) completamente con la propria professione. La traduzione che segue è mia, ma il libro è uscito in edizione italiana per Bompiani.

Avendo trascorso molto tempo pensando alla mia carriera e aiutando altre persone con la propria, ho scoperto che ci sono tre fattori chiave per identificare i vostri progetti fondamentali.
In primo luogo, pensate a cosa amavate fare quando eravate bambini. Cosa rispondevate alla domanda “cosa farai da grande?” La risposta specifica potrebbe essere fuorviante, però l’impulso alla base non lo è. Se volevate essere un pompiere, cosa significava per voi? Un uomo buono che aiuta le persone in difficoltà? Un eroe coraggioso? O era per il piacere di guidare un grosso camion? Se volevate essere una ballerina, era per i costumi o perché ambiavate agli applausi, o era la pura gioia delle piroette? È possibile che allora sapeste più cose, su di voi, di quelle che sapete ora.
In secondo luogo, prestate attenzione ai lavori attorno a cui gravitate. Quando lavoravo per lo studio legale, non ho mai lavorato gratuitamente per lo studio in sé, ma trascorrevo molto tempo facendo volontariato per un’organizzazione femminile e facevo parte di numerosi comitati dedicati a formare e orientare gli avvocati più giovani dello studio. Ora, […] non sono esattamente il tipo da comitati, ma quelli avevano degli scopi in cui credevo profondamente.
Infine, fate attenzione a ciò che invidiate. La gelosia è una brutta emozione, ma dice la verità. Invidiamo soprattutto ciò che vorremmo avere. Ho incontrato la mia invidia dopo un incontro con dei miei ex compagni di università. Parlavano con ammirazione e, si, con gelosia, di un compagno che aveva regolarmente udienze di fronte alla corte suprema. Inizialmente ero critica: buon per lui! Ho pensato, congratulandomi per la mia magnanimità. Pi ho capito che non contava molto, perché era quello cio a cui aspiravo. Quando mi chiesi chi era, allora, che invidiavo davvero, la risposta fu istantanea: i miei compagni che erano diventati scrittori o psicologi.
Oggi sto costruendo la mia propria versione di entrambi questi ruoli.

Già prima del successo di Quiet, Susan Cain aveva comunque smesso di fare l’avvocato e si era dedicata alla scrittura offrendo, come attività “di copertura”, alcune consulenze professionali. Oggi continua a scrivere sul sito www.thepowerofintroverts.com e trascorre molto tempo con la propria famiglia.

Non male…

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