Fotografare la Luna prima dell’era di Instagram

Tanto per avere dei numeri a supporto di quella che poteva anche essere una mia personalissima idea campata un po’ per aria, ho appena fatto una ricerca su Instagram: l’hashtag #moon mi ha dato 11.875.80 risultati (l’italo-ispanico #luna più di tre milioni, quindi anche in quel caso non si scherza). Poi, è vero, non tutte le immagini a cui è associata la parola chiave “luna”, quale che sia la lingua utilizzata, sono altrettante istantanee del nostro satellite; ma anche si trattasse soltanto del 50%, quasi sei milioni di immagini sono comunque un discreto numero. Come pensavo, almeno apparentemente, fotografare la Luna è un’attività molto comune.

Quella delle fotografie del nostro satellite è una vera e propria storia, a dire il vero abbastanza lunga e complicata da non poter essere raccontata tutta in un unico post; vorrei però incominciare con una foto – quella in copertina – che è una fotografia della Luna anche se l’astro non compare da nessuna parte.

Scattata il 17 aprile 1912, due giorni dopo il naufragio del Titanic, è una delle rarissime foto di Eugène Atget in cui compaiono esseri umani. Anche se non la vediamo, la Luna è onnipresente, perché le persone immortalate da Atget in Place de la Bastille a Parigi stanno osservando un’eclissi di Sole – e mi viene in mente che probabilmente Pendent l’eclypse, tra gli oltre 8.500 scatti della Ville lumiére realizzati dal fotografo francese, è una fotografia che sarebbe piaciuta molto ad Arthur Eddington.

La prima vera e propria fotografia della Luna, in cui – pardon! – si riuscisse a distinguere qualche particolare della superficie dell’astro, fu scattata nel marzo 1840 da sopra il tetto della New York University. L’autore era un certo John William Draper che, grazie a questo primato, diventò il capostipite di tutti gli astrofotografi.

Draper, nato in Inghilterra trentanove anni prima, era riuscito a laurearsi soltanto nel 1835, poco dopo essere emigrato negli Stati Uniti; da allora, tuttavia, la sua carriera scientifica e accademica era progredita notevolmente e l’amore che, da lunghissima data, nutriva per la scienza chimica, era finalmente servito a fargli ottenere una cattedra presso l’università newyorkese nel 1837. La  passione di Draper per la chimica ben si sposava con uno slancio sperimentale nei confronti della nuova tecnica della fotografia, nata ufficialmente il 7 gennaio 1839 quando il deputato François Jean Dominique Arago aveva presentato all’Accademia di Francia l’invenzione del suo protetto Louis Mandé Daguerre, la dagherrotipia. Lo stesso Daguerre, dopo aver ottenuto dallo stato francese un vitalizio grazie all’intervento di Arago, dimostrò la propria bravura commerciale, oltre che tecnica, brevettando il dagherrotipo e cedendone la vendita in esclusiva al cognato François Simon Alphonse Giroux nell’agosto del ’39.

dagherrotipo | fotografare la luna

Draper non esitò a comprarne quanto prima un esemplare e a utilizzarlo per uno dei primissimi ritratti della storia della fotografia: un’istantanea – si fa per dire, considerata la durata dell’esposizione – della sorella maggiore Dorothy. Per inciso, e per quanto strano possa sembrare, questo ritratto non fu custodito con cura dalla famiglia Draper nei decenni che seguirono, ma fu spedito dal suo autore a un brillante scienziato e astronomo contemporaneo, sir John Herschel (di cui abbiamo già parlato, del tutto casualmente, in un altro post dedicato alla Luna), che aveva portato importanti contributi anche nel campo della fotografia.

Pur provenendo da una famiglia molto meno celebre di quella di Herschel, tutta costellata di astronomi e scienziati, anche Draper fin dall’infanzia aveva nutrito una grande passione per l’astronomia. Fu così che, nello stesso periodo in cui stava sperimentando con i ritratti di persone, il chimico decise di tentare un’impresa in cui lo Daguerre in persona si era cimentato, ma aveva fallito: fotografare la Luna.

Draper | fotografare la luna

I primi tentativi, compiuti durante l’inverno tra il 1839 e il 1940, furono coronati da insuccesso. L’immagine in alto, per esempio, mostra alcuni dettagli della superficie lunare, ma le imperfezioni sono talmente numerose da non poterla considerare una “vera” fotografia del nostro satellite. Finalmente, il 23 marzo 1840, in una comunicazione tenuta presso il New York Lyceum of Natural History, Draper annunciò di essere finalmente riuscito nel suo intento:

Con l’aiuto di una lente e di un eliostato, sono riuscito a far convergere i raggi lunari su una lastra; la lente era di 76mm di diametro. In circa mezzora, ho ottenuto un’impressione piuttosto significativa. Con una diversa disposizione della lente, ho ottenuto una figura di circa 25mm di diametro.

L’immagine era questa: la prima fotografia del nostro satellite.

primaFotoLuna_Draper

Era così iniziata l’era della fotografia astronomica. Negli anni immediatamente successivi, tra il 1847 e il 1852, sempre con l’intento di fotografare la Luna il fotografo John Adams Whipple e l’astronomo William Cranch Bond ottennero il permesso di utilizzare il telescopio dell’università di Harvard, all’epoca il più grande di tutti gli Stati Uniti.

Le problematiche, tuttavia, continuavano a essere molte e gravi, talvolta insormontabili: per risolvere la questione una volta per tutte, altri fotografi loro contemporanei avevano addirittura preferito – udite udite – costruire modelli del satellite a partire dalle osservazioni fatte al telescopio, e fotografare questi modellini. Ancora oggi, è molto difficile riuscire a distinguere i dagherrotipi che ritraggono la Luna vera e propria da tali scatti “fasulli” – e a questo punto mi chiedo: ma fasulli, lo sono veramente? Ecco un argomento che sarebbe interessante sviscerare (un’altra volta!)… Un’immagine come quella qui sotto, ad esempio, è talmente nitida, ricca di dettagli e ravvicinata, da poter sollevare dubbi; si tratta invece di una stampa realizzata dallo stesso Whipple nel 1853-54 a partire da un dagherrotipo ottenuto attraverso il telescopio di Harvard, poi copiato con un negativo su vetro.

Whipple | fotografare la luna

Dopo Whipple e Bond, anche il figlio di John William Draper, Henry, dedicò buona parte della propria carriera astronomica a cercare di fotografare la Luna (addirittura con un telescopio da lui stesso fabbricato!), andando in realtà ben oltre i confini del Sistema Solare: fu infatti il primo astrofotografo a ottenere l’immagine dello spettro di una stella (Vega). Fu seguìto nell’intento dall’astronomo amatoriale Lewis M. Rutherford – le cui immagini sono, secondo molti, seconde soltanto a quelle dei “professionisti” Whipple e Bond per nitidezza e precisione.

Alla fine del XIX secolo, tuttavia, la vera impresa non consisteva più soltanto nel fotografare la Luna, ma nel raccogliere un numero di immagini sufficiente a costruire un vero e proprio atlante fotografico del nostro satellite, in grado di mostrare a chiunque le valli, le montagne e i mari che ne costellano la superficie. Come anticipavo, di questi libri straordinari quanto (ingiustamente) dimenticati parleremo in un prossimo articolo; per il momento, vorrei chiudere con due immagini del 1874, tratte dal volume The Moon: considered as a planet, a world, and a satellite (La Luna: considerata come un pianeta, un mondo e un satellite) di James Nasmyth e James Carpenter.

Con queste immagini, gli autori volevano illustrare una teoria geologica secondo cui la superficie della Luna si sarebbe formata raffreddandosi da una materia fusa proprio come la pelle – umana o vegetale – raggrinzisce con l’età. E del tutto analogamente a quanto succede nella foto di copertina di Eugène Atget, a ben guardare in queste immagini, nonostante l’assenza, la Luna ci osserva con tutta la sua maestosità.

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