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Come sentirsi realizzati

L’ex avvocato Susan Cain, nel suo bellissimo Quiet, best-seller del 2012 negli Stati Uniti e – forse un po’ meno, sfortunatamente – anche in Italia, descrive una tecnica apparentemente semplice e di facile messa in pratica per realizzarsi come individui e come professionisti. Forse Billy Elliot, con tutta la sua determinazione, non ne avrebbe avuto bisogno, ma sono sicura che molti di noi che lo troveranno piuttosto utile. Billy Elliot

Un brano breve e intenso che colpirà soprattutto chi, come la sottoscritta, ha la tendenza a identificarsi (quasi) completamente con la propria professione. La traduzione che segue è mia, ma il libro è uscito in edizione italiana per Bompiani.

Avendo trascorso molto tempo pensando alla mia carriera e aiutando altre persone con la propria, ho scoperto che ci sono tre fattori chiave per identificare i vostri progetti fondamentali.
In primo luogo, pensate a cosa amavate fare quando eravate bambini. Cosa rispondevate alla domanda “cosa farai da grande?” La risposta specifica potrebbe essere fuorviante, però l’impulso alla base non lo è. Se volevate essere un pompiere, cosa significava per voi? Un uomo buono che aiuta le persone in difficoltà? Un eroe coraggioso? O era per il piacere di guidare un grosso camion? Se volevate essere una ballerina, era per i costumi o perché ambiavate agli applausi, o era la pura gioia delle piroette? È possibile che allora sapeste più cose, su di voi, di quelle che sapete ora.
In secondo luogo, prestate attenzione ai lavori attorno a cui gravitate. Quando lavoravo per lo studio legale, non ho mai lavorato gratuitamente per lo studio in sé, ma trascorrevo molto tempo facendo volontariato per un’organizzazione femminile e facevo parte di numerosi comitati dedicati a formare e orientare gli avvocati più giovani dello studio. Ora, […] non sono esattamente il tipo da comitati, ma quelli avevano degli scopi in cui credevo profondamente.
Infine, fate attenzione a ciò che invidiate. La gelosia è una brutta emozione, ma dice la verità. Invidiamo soprattutto ciò che vorremmo avere. Ho incontrato la mia invidia dopo un incontro con dei miei ex compagni di università. Parlavano con ammirazione e, si, con gelosia, di un compagno che aveva regolarmente udienze di fronte alla corte suprema. Inizialmente ero critica: buon per lui! Ho pensato, congratulandomi per la mia magnanimità. Pi ho capito che non contava molto, perché era quello cio a cui aspiravo. Quando mi chiesi chi era, allora, che invidiavo davvero, la risposta fu istantanea: i miei compagni che erano diventati scrittori o psicologi.
Oggi sto costruendo la mia propria versione di entrambi questi ruoli.

Già prima del successo di Quiet, Susan Cain aveva comunque smesso di fare l’avvocato e si era dedicata alla scrittura offrendo, come attività “di copertura”, alcune consulenze professionali. Oggi continua a scrivere sul sito www.thepowerofintroverts.com e trascorre molto tempo con la propria famiglia.

Non male…

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Fritz Kahn e gli albori delle infografiche

Ormai siamo circondati: le infografiche sono ovunque e sembra che qualsiasi soggetto, dalla cucina alla gravidanza alla politica estera delle isole del Pacifico, non possa esimersi dall’essere infograficato. Le infografiche sono, con una definizione abbastanza generale da poter essere considerata corretta, visualizzazioni ed espressioni grafiche che espongono dati e concetti quantitativi in una forma esteticamente gradevole, con il minor uso possibile di parole. Un maestro, in quest’ambito, è il giornalista e information designer David McCandless, che nel suo sito (e nell’omonimo libro) Information is beautiful propone quasi quotidianamente esempi di alto livello e approfondimenti per i tanti che hanno scoperto, in questo mondo, una nuova bruciante passione.

Ma non è sulle infografiche che vorrei divagare oggi, almeno non strettamente parlando. La casa editrice Taschen (e chi, se no?) ha recentemente pubblicato un volume su un pioniere della visualizzazione delle informazioni, il tedesco Fritz Kahn (1888-1968). Medico, educatore e divulgatore scientifico ante litteram, per sfuggire alle persecuzioni dei nazisti Kahn emigrò in Palestina e poi in Francia; approdò infine negli Stati Uniti, dove trascorse il resto della sua vita e della sua carriera di illustratore e divulgatore di complicate idee scientifiche.

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Vi presento Marte

Sembrano immagini astratte, fotografie di paesaggi immaginari e onirici, particolari di oggetti arcani. Niente di tutto questo: benvenuti sul pianeta rosso!

Le 150 foto raccolte nel volume This is Mars, da poco pubblicato, sono tutte immagini spedite dal satellite MRO (Mars Reconnaissance Orbiter). Arrivato in orbita intorno al nostro vicino nel 2006, il satellite e il suo telescopio HiRISE hanno proceduto a mappare la superficie marziana in una serie di fotografie che ritraggono le principali caratteristiche del pianeta, dal vulcano del Monte Olympus (il più grande del sistema solare, coi suoi 25 (!) km di altezza) alle dune della regione di Noachis Terra.

mars MRO

Ci sono due motivi per cui Marte ospita un vulcano così grande (e il Monte Olimpo non è l’unico a surclassare quelli terrestri). La prima è che Marte è un pianeta con un’unica placca: la sua litosfera è un guscio intatto (una placca unica), stazionario rispetto al mantello sottostante. Sulla Terra, le placche galleggiano, così che i vulcani alimentati dai pennacchi vengono spostati e privati del magma dopo pochi milioni di anni; su Marte, invece, un pennacchio fornisce magma allo stesso punto della litosfera finché il pennacchio resta in attività. Il Monte Olimpo potrebbe aver iniziato a formarsi più di un miliardo di anni fa; non abbiamo modo di saperlo, perché possiamo datare soltanto (contando i crateri) ciò che oggi è in superficie e non possiamo vedere le parti più vecchie, sepolte all’interno dell’edificio vulcanico. Sulla cima si sovrappongono molte caldere datate a 100-200 milioni di anni fa, ma i flussi lavici più recenti, sulle pendici, sembrano essere più giovani e avere soltanto due milioni di anni ed è probabile che un giorno o l’altro il Monte Olimpo erutti ancora. La seconda ragione per cui Marte ha così tanti vulcani, tutti così grandi, è perché può permetterselo: ha una litosfera fredda e forte, due volte più spessa di quella terrestre. Se trasportaste il Monte Olimpo sulla Terra – o su Venere – le loro litosfere, relativamente sottili, non reggerebbero il carico, si affloscerebbero e il vulcano perderebbe parte della propria altezza. mars MRO

Un’altra caratteristica tipica del pianeta rosso sono le sue tempeste di polvere, notate per la prima volta nel 1809 grazie a un telescopio. Al perielio, quando Marte riceve il 40% in più di energia solare rispetto a quando si trova all’afelio, venti più veloci di 20 metri al secondo possono sollevare in alto nel cielo così tanta polvere che la maggior parte della superficie è oscurata per diverse settimane; talvolta si vede ben poco oltre alla cima del Monte Olimpo. A causa delle nuvole che spesso si ammassano nelle vicinanze, la montagna spesso sembra bianca; da questo prese il nome precedente di Nyx Olympica (neve di Olimpo), che fu cambiato nel momento in cui le immagini raccolte dalla sonda Opportunity mostrarono ciò che stava succedendo in realtà.

This Is Mars
Photographs by NASA/MRO
Curato da Xavier Barral, con testi di Alfred S. McEwen, Francis Rocard e Nicolas Mangold
Aperture

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Il mondo nascosto degli animali

Gatti, cani, cavalli, pettirossi, ma addirittura tigri, elefanti, ornitorinchi e opossum: il mondo degli animali è molto più vasto di quanto siamo abituati a pensare anche spingendo al massimo la memoria – e la fantasia.

Il libro fotografico Animal Earth, in uscita il 13 novembre per Thames & Hudson, ci accompagna in un viaggio su e giù per il nostro pianeta mostrandoci l’aspetto delle più bizzarre creature che lo abitano. Un racconto per immagini che si compone di splendide fotografie a colori, scansioni al microscopio elettronico e disegni a mano libera; gran parte del materiale proviene direttamente dagli archivi di specialisti e ricercatori di tutto il mondo.

Ecco a voi gli animali come probabilmente non li avete mai visti!

anellideEsemplare di anellide; emerge in maniera particolarmente chiara la metamerìa – la struttura a segmenti separati caratteristica di questo phylum. ©Alexander Semenov

riccio di mareRiccio di mare, Coelopleurus floridanus. Le spine, mobili, offrono protezione dai predatori. E’ ignoto lo scopo dei pigmenti riccamente colorati, dal momento che questa specie vive in acque relativamente profonde. ©Arthur Anker.

moscaVespa con occhi composti (specie sconosciuta). Come altri insetti, questo esemplare ha anche degli occhi semplici, tre dei quali sono visibili in alto. ©Tomas Rak

molluscoEsemplare di Chromodoris annulata, mollusco diffuso nell’Oceano Indiano. I colori e i “disegni” sul corpo del mollusco indicano ai predatori la sua potenziale tossicità. ©Arthur Anker

bottone bluDetto comunemente bottone blu, questo splendido esemplare di Porpita porpita ha tentacoli non urticanti. Nelle colonie gli esemplari tendono a specializzarsi in compiti diversi (galleggiamento, procacciare cibo etc.). ©Arthur Anker

angelo di mareGli angeli di mare (Clione limacina) vivono in ambienti marini particolarmente freddi e sono una ghiotta prelibatezza per chi si nutre di plancton, come le balene. ©Alexander Semenov

medusaUna splendida medusa Bougainvillia superciliris. ©Alexander Semenov

 

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