Archivi tag: libri

Le parole dell’arcobaleno

Qualche anno fa, il filosofo e psicologo Nicholas Humphrey scrisse – e io ebbi il piacere di tradurre – un saggio intitolato come il mio colore preferito: Rosso. Si trattava di uno studio sulla coscienza e la percezione, e iniziava con una domanda apparentemente banale: quando guardiamo qualcosa di rosso, attraverso quale meccanismo psicologico, e in che modo, viviamo ed elaboriamo l’esperienza di quel particolare colore? E soprattutto, è possibile affermare che la mia esperienza del rosso è, oppure non è, uguale alla vostra? Continua a leggere Le parole dell’arcobaleno

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Libri liberati – le sculture di Brian Dettmer

L’era dell’informazione nella sua forma fisica sta tramontando. I percorsi più intangibili prosperano con velocità sempre maggiore a discapito della storia e della materia, che vengono lentamente erose e portate via dal vento. I nuovi media cambiano forma di continuo, privi dei pesanti vincoli della materia e della responsabilità della storia. Nel mondo tangibile, tutto ciò che ci resta è una materia congelata; ma nel mondo intangibile potrebbe rimanere ancora meno: assolutamente nulla.

Parola dell’artista newyorkese Brian Dettmer, scultore che, al posto del marmo tanto amato dai suoi predecessori più o meno illustri, ha scelto un materiale forse ancora più nobile: il libro.

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Spogliare con gli occhi

Da bambina, la mia consapevolezza del fatto che all’interno del mio corpo ci fossero delle “cose” bene precise, e che anche se invisibili queste “cose” mi accomunassero ai miei simili, si sviluppò grazie a  un libro che oggi definirebbero “pop-up” che giaceva semi dimenticato nella libreria della casa di campagna dei miei nonni. Pubblicato con ogni probabilità negli anni quaranta o cinquanta, questo Atlante del corpo umano conteneva, oltre a chilometri di righe di parole per me all’epoca ben poco interessanti, curiosi disegni di corpi che si potevano letteralmente aprire, rivelando al loro interno strati su strati di organi debitamente etichettati (in quello che credo fosse latino).

Da adulta, ho poi scoperto che questo genere di iconografia anatomica è una pratica molto antica, quasi quanto lo stesso libro stampato, e risale al sedicesimo secolo.

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Tutto ciò che so dell’amore

Quella grande compositrice di parole ed emozioni profonde che fu Emily Dickinson ci ricorda:

Che sia l’amore tutto ciò che esiste
E’ ciò che noi sappiamo dell’amore
E può bastare che il suo peso sia
Uguale al solco che lascia nel cuore.

Tre psic* (-hiatri, -ologi e -oterapeuti) raccontano in A General Theory of love l’esperienza raccolta in decenni di lavoro clinico: si sono spinti al di là degli specifici campi di competenza e sono andati alla scoperta della storia del nostro cervello, anzi: dei nostri cervelli – il cervello rettiliano, il cervello limbico e neocorticale. E hanno cercato di capire le caratteristiche di ciascuno dal punto di vista dell’emotività, scoprendo cose che probabilmente sapevano già, ma corroborandole con i risultati ottenuti in discipline “altre”.

Fin dall’infanzia, il nostro cervello si lega indissolubilmente a quelli delle persone che ci circondano, e questo legame profondo e continuativo altera profondamente e per sempre la struttura del nostro cervello, instaurando schemi emotivi e comportamentali che ci accompagneranno per tutta la vita. Questa – che per alcuni potrebbe apparire come una condanna, qualora la situazione iniziale non sia delle più fortunate – è anche una delle ragioni (forse la più importante) per cui, se all’inizio della vita per così dire le cose non sono andate bene è ancora possibile recuperare; sullo stesso principio infatti si basano i rapporti d’amore costruiti da adulti e, nel caso si renda necessario, anche i rapporti professionali con un terapeuta. L’infanzia è importante ma non irrevocabilmente determinante, per fortuna.

A General Theory of love è un libro che forse non ha cambiato, come prometteva la quarta di copertina, “il modo in cui penso all’intimità”, ma sicuramente mi ha fatto riflettere a lungo su idee che erano già mie anche se, in qualche, modo prive di un riscontro; e a parte questo, è stata una lettura estremamente piacevole e arricchente per la bellezza della scrittura e delle numerose citazioni e poesie.

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Una storia naturale dell’occhio

I nostri occhi sono, fra tutti gli straordinari organi di cui è fatto il nostro corpo, quelli che da sempre mi hanno più affascinato.

Sarà che porto gli occhiali da tempo immemorabile e che la mia unica esperienza con le lenti a contatto, anni e anni fa, mi ha provocato un’escoriazione alla cornea e molteplici crisi di rigetto, ma provo per gli occhi un’ammirazione sconfinata per il modo in cui apparentemente senza fatica riescono a metterci in contatto con l’ambiente esterno e a farmi godere di piaceri molteplici senza farmi ingrassare di un grammo!

L’autore del romanzo Il peso dei numeri, Simon Ings, si è cimentato questa volta in un saggio dedicato all’occhio, di cui parla con una soggezione simile alla mia da un punto di vista fisiologico ma anche simbolico, con la prospettiva di un accademico storico della scienza seppure non lo sia neanche lontanamente.

La sua Storia naturale dell’occhio è un libro eccezionale, ricco di aneddoti sulla vista e sul modo in cui ci rapportiamo a questo organo di senso così fondamentale, troppo spesso dato per scontato da chi, me per prima, non si rende conto della fortuna che ha di poter abbracciare il mondo semplicemente grazie a un battito di ciglia.

Quella parte di storia della scienza che parla degli studi sulla visione umana è appassionante come e più di un romanzo; a questo si affiancano ricchi resoconti sulla visione nel mondo animale, con attente analisi sull’evoluzione degli organi deputati alla vista corredate di meticolose descrizioni – talvolta un po’ inquietanti, come nel caso di molti insetti.

Un libro non di facilissima lettura per chi, come la sottoscritta, non ha competenze in ambito fisiologico; ma lo sforzo è assolutamente ripagato ogni volta che la visione della realtà esterna è arricchita dalla consapevolezza di tutti i meccanismi che la rendono possibile.

 

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