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La seconda rivoluzione quantistica

.… seconda? Perché, c’è forse stata una prima rivoluzione quantistica? E di cosa si tratterà mai?

Ho scoperto che soltanto di recente, forse nell’ultimo anno o due, la meccanica quantistica è stata inserita nel programma di studio dell’ultimo anno delle scuole superiori (soltanto licei oppure anche altri istituti? Non sono riuscita a capirlo). Prima di allora, era evidentemente ritenuto un argomento di cui non era necessario sapere alcunché per potersi dichiarare persona mediamente colta; io stessa, diplomatami nella seconda metà degli anni Novanta, ne ho sentito parlare per la prima volta seriamente soltanto al terzo anno di università – peccato che io abbia studiato fisica, cosa che non mi rende un campione particolarmente rappresentativo della società italiana.

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Di che colore è una banana?

Che domanda stupida: una banana è gialla, lo sanno anche i bambini! Nel corso della sua breve esistenza, tuttavia, una banana è gialla soltanto per una piccola parte del tempo, un giorno o al massimo due: inizialmente è verde, quando è ancora acerba, poi è vero che durante la maturazione diventa sempre più gialla ma, ben presto, il giallo comincia a tendere verso il marroncino, e il frutto si cosparge progressivamente di puntini che indicano un eccessivo grado di maturazione. A quel punto, se ancora non ce ne siamo liberati mangiandola oppure gettandola via, la banana tende a diventare sempre più scura, finché il marrone diventa quasi nero e la buccia comincia ad avvizzire.

Eppure, quando pensiamo a una banana, l’immagine che si presenta agli occhi della nostra mente è inequivocabilmente tinta di giallo: questa è la nostra percezione del colore del frutto, questo – ossia il giallo (e non il verde, e neppure il marroncino puntinato) – è il colore che proiettiamo su tutti gli “oggetti-banana” che fanno parte della nostra realtà.

Ciò succede perché il colore non è semplicemente la luce che colpisce i nostri occhi, quanto il risultato di un insieme di esperienze.

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Vita di Keplero: l’astronomo e la strega

Vita di Galileo di Bertold Brecht è un capolavoro della drammaturgia che, quando ben interpretato, tiene inchiodati alla sedia nonostante la durata – inconcepibile per quanti sono abituati al cinema o alla televisione, più che al teatro – di oltre quattro ore.

@Tommaso Le Pera - lavia galileo
Entusiasta della mise en scene di Gabriele Lavia ma turbata da alcune mie lacune su certi particolari delle vicende galileiane, che non rivelerò nemmeno sotto tortura, mi è tornata in mente un’altra storia che tiene unite insieme la rivoluzione scientifica del XVI e XVII secolo  e le credenze religiose: il processo per stregoneria alla madre di Johannes von Kepler, per gli amici Keplero.

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L’utopia della Luna

Nell’agosto del 1835, il quotidiano New York Sun pubblicò il primo di sei articoli sulla presunta scoperta della presenza, sulla Luna, di una vera e propria civiltà. Autore di questo eccezionale ritrovamento sarebbe stato il famoso astronomo John Herschel, figlio dello scopritore del pianeta Urano.

uomo pipistrelloSecondo l’articolo, un telescopio dotato di un principio del tutto nuovo aveva consentito a Herschel di osservare come la Luna fosse ricoperta da grandi foreste, mari interni e montagne di quarzo e ametista su cui passeggiavano unicorni blu; l’astronomo, addirittura, era riuscito ad avvistare forme di vita intelligente: creature alate che vivevano in capanne e si erano meritate il nome di “uomini pipistrelli”….

Gli articoli furono poi raccolti in un pamphlet con una tiratura di oltre 60 mila copie, che andarono esaurite in meno di un mese; il testo fu tradotto in italiano l’anno successivo, con un estratto dei primi quattro articoli e il titolo “Delle scoperte fatte nella luna dal dottor Giovanni Herschel”.

L’autore della burla, il giornalista Richard Adams Locke, sicuramente desiderava creare una storia che avrebbe fatto aumentare le vendite del proprio giornale (come successe); ancora maggiore, tuttavia, fu la spinta a scrivere una vera e propria satira con bersaglio il reverendo Thomas Dick, detto il “filosofo cristiano” e sostenuto anche da intellettuali del calibro di Ralph Waldo Emerson; secondo Dick, il sistema solare era densamente popolato e la Luna, da sola, avrebbe ospitato oltre 4 miliardi di abitanti.

Quello che è passato alla storia come il “grande imbroglio della Luna” è però soltanto uno di una lunga serie di tentativi di popolare il nostro satellite di creature ed elementi naturali.

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La più difficile di tutte le sincerità

henri poincareGrazie al suo libro Ultimi pensieri, che ho da poco finito di tradurre per Edizioni Dedalo, ho scoperto che il matematico e filosofo Henri Poincaré, una delle figure più importanti della storia del pensiero occidentale che come potete vedere nell’immagine qui accanto un tempo lontano è stato anche lui un bambino, non si è affatto limitato a occuparsi – per l’appunto – di matematica e filosofia, nonostante avesse molto da dire sugli argomenti, ma ha anche scritto parole illuminanti ed estremamente attuali sui rapporti fra scienza e morale. Con un’osservazione conclusiva che quasi quasi sconfina nella psicanalisi.

La scienza ci mette costantemente in relazione con qualcosa di più grande di noi; ci offre uno spettacolo sempre nuovo e sempre più vasto: dietro le cose più grandi che ci mostra, ci fa indovinare qualcosa di ancora più grande. Questo spettacolo è per noi fonte di gioia, gioia che però non ci rende dimentichi di noi stessi; per questo motivo, la scienza è moralmente sana.

Chi ha gustato, chi ha visto, anche solo da lontano, la splendida armonia delle leggi naturali, è sicuramente meglio disposto di un altro a fare poco caso ai propri piccoli interessi egoistici; costui avrà un ideale che ama più di se stesso, e questo è un terreno fertile per la costruzione di un’etica. Quest’uomo, per il suo ideale, lavorerà senza risparmiarsi e senza aspettarsi alcuna delle ricompense grossolane che invece per altri uomini sono tutto ciò che conta; quando avrà ormai preso l’abitudine a disinteressarsi, quest’abitudine lo seguirà dappertutto e la sua intera esistenza ne resterà impregnata.

Tanto più che la passione che lo ispira è l’amore della verità; un tale amore non è forse di per sé un’etica? Esiste qualcosa di più importante da combattere della menzogna, vizio così frequente nell’uomo primitivo, e tra i più degradanti? Quando avremo acquisito l’abitudine al metodo scientifico, alla sua precisione scrupolosa; quando avremo l’orrore di qualsiasi “aiutino” dato agli esperimenti; quando ci saremo abituati a temere come il peggior disonore il rimprovero di aver, per quanto innocentemente, truccato i nostri risultati, e quando questo sarà diventato per noi un tratto professionale indelebile, una seconda natura. Ebbene: quando tutto ciò sarà successo, non ci porteremo forse dietro in tutte le nostre azioni questa preoccupazione per la verità assoluta, fino a non comprendere più cosa spinga un uomo a mentire? E non è forse questo il modo migliore per acquisire la più rara, la più difficile di tutte le sincerità, ossia quella che consiste nel non ingannare noi stessi?

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