Archivi tag: Cervello

Neuroscienze, scienze cognitive, tecniche di imaging… tutto quello che riguarda la “materia grigia” che si nasconde dietro quella comoda scatola bianca ricoperta di capelli (anche se non sempre) che ci picchiamo di chiamare testa.

La sostanza di cui sono fatti i sogni

Fin dagli albori dell’umanità, i sogni sono stati soggetto e oggetto di speculazioni, miti, narrazioni, divinazioni… Quasi ogni cultura ha avuto qualcosa da dire su quale potesse essere la natura dei sogni: umana o divina? Sessant’anni prima della pubblicazione de L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud, Edgar Allan Poe scriveva, nel suo saggio An Opinion on Dreams:

Sono state azzardate varie ipotesi sulla natura dei sogni e se essi abbiano una qualsivoglia connessione con il mondo invisibile ed eterno, oppure no. Mi pare che il motivo per cui non si sia ancora giunti ad alcuna conclusione sia perché nessuno ha mai distinto la Mente dall’Anima, ma esse siano sempre state trattate come una unica entità. Ritengo che l’uomo sia anch’egli una Trinità fatta di Mente, Corpo e Anima, e che pertanto alcuni sogni siano indotti dalla mente, altri dall’anima.

Oggi, dopo oltre un secolo di psicanalisi, le neuroscienze continuano ad aprire nuovi punti di vista sulla natura dei sogni, in particolare sul loro substrato biologico.
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La sveglia suona sempre due volte

Ormai lo sanno anche i muri: trascorriamo all’incirca un terzo della nostra vita dormendo. Giornate di 24 ore, una media di 8 ore per notte… I conti sono facili da fare. E immagino che nessuno si stupirà di leggere che la scienza ha dimostrato come un risveglio forzato (il famigerato driiiiiin della sveglia) possa essere più o meno traumatico a seconda del momento in cui avviene.

Le ore dedicate al riposo non sono un flusso continuo, ma constano di un’alternanza pressoché inarrestabile di diverse fasi del sonno in cui, di volta in volta, siamo apparentemente sul punto di risvegliarci oppure sprofondiamo in uno stato di completa paralisi muscolare. Questi diversi stadi, che tutti noi – oltre a viverli – abbiamo avuto modo di osservare trovandoci accanto a qualcuno che stava dormendo (magari con nostra grande invidia, com’è stato il mio caso per molti anni), sono stati oggetto di ricerche scientifiche approfondite, rese possibile dal fatto che essi sono associati a cambiamenti nell’attività elettrica cerebrale facilmente riscontrabili con la tecnica dell’elettroencefalogramma.

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Tutto ciò che so dell’amore

Quella grande compositrice di parole ed emozioni profonde che fu Emily Dickinson ci ricorda:

Che sia l’amore tutto ciò che esiste
E’ ciò che noi sappiamo dell’amore
E può bastare che il suo peso sia
Uguale al solco che lascia nel cuore.

Tre psic* (-hiatri, -ologi e -oterapeuti) raccontano in A General Theory of love l’esperienza raccolta in decenni di lavoro clinico: si sono spinti al di là degli specifici campi di competenza e sono andati alla scoperta della storia del nostro cervello, anzi: dei nostri cervelli – il cervello rettiliano, il cervello limbico e neocorticale. E hanno cercato di capire le caratteristiche di ciascuno dal punto di vista dell’emotività, scoprendo cose che probabilmente sapevano già, ma corroborandole con i risultati ottenuti in discipline “altre”.

Fin dall’infanzia, il nostro cervello si lega indissolubilmente a quelli delle persone che ci circondano, e questo legame profondo e continuativo altera profondamente e per sempre la struttura del nostro cervello, instaurando schemi emotivi e comportamentali che ci accompagneranno per tutta la vita. Questa – che per alcuni potrebbe apparire come una condanna, qualora la situazione iniziale non sia delle più fortunate – è anche una delle ragioni (forse la più importante) per cui, se all’inizio della vita per così dire le cose non sono andate bene è ancora possibile recuperare; sullo stesso principio infatti si basano i rapporti d’amore costruiti da adulti e, nel caso si renda necessario, anche i rapporti professionali con un terapeuta. L’infanzia è importante ma non irrevocabilmente determinante, per fortuna.

A General Theory of love è un libro che forse non ha cambiato, come prometteva la quarta di copertina, “il modo in cui penso all’intimità”, ma sicuramente mi ha fatto riflettere a lungo su idee che erano già mie anche se, in qualche, modo prive di un riscontro; e a parte questo, è stata una lettura estremamente piacevole e arricchente per la bellezza della scrittura e delle numerose citazioni e poesie.

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Il senso del numero

Uno dei film che ho amato di più negli ultimi anni, purtroppo, non è mai uscito in Italia. Si tratta di Perfect Sense, e vede protagonisti Ewan McGregor ed Eva Green (bravissimi e bellissimi – è adatto ad ogni tipo di pubblico, in quel senso…). Guardatelo, magari cercandone un’edizione sottotitolata se non siete così sicuri del vostro inglese, perché ne vale davvero la pena; ma soprattutto non cercate il trailer, perché è orrendo e secondo me rovina un po’ l’effetto della trama (motivo per cui non l’ho postato).

E’ un film sui sensi: udito, olfatto, gusto, tatto, vista (non in quest’ordine, ma non importa). Sui cinque sensi, così come ci hanno abituato a pensare fin dalle scuole elementari: quelle sorta di antenne in grado di captare le informazioni che provengono dal mondo esterno – e interno – e di trasformarle in segnali che il sistema nervoso si occuperà poi di elaborare e di “tradurre” nei modi che noi tutti conosciamo per esperienza diretta (cfr. ad esempio: locale piccolo con DJ molto appassionato di musica elettronica ad alto volume; torta di mele/pere/papaya appena sfornata il secondo giorno di dieta pre-costume; gesso spezzato male contro la lavagna….).

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Il cervello non ha pregiudizi

Il primo passo verso una buona diffusione della cultura scientifica consiste nello sfatare alcuni stereotipi e pregiudizi presenti non soltanto in Italia ma che nel nostro Paese, come è noto, si accompagnano a una storica preferenza verso le materie umanistiche. Il nucleo di idee preconcette che ha maggior peso e influenza nelle scelte dei giovani, sicuramente, è quello collegato ad alcune – presunte, come vedremo – differenze tra maschi e femmine.cervello maschile femminile

Senza volersi assolutamente addentrare in quelli che gli americani definiscono “studi di genere”, è tuttavia importante ricordare che alcune idee che dovrebbero ormai essere entrate a far parte del senso comune sono ancora frutto di fraintendimenti e interpretazioni scorrette – talvolta anche da parte della stessa, disattenta, comunità scientifica.

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