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L’illustrazione scientifica, dal Settecento alle prime radiografie

Come abbiamo visto nella prima parte di questo articolo, la storia dell’illustrazione scientifica (botanica, in particolare), è vecchia quanto le scienze naturali. Nel diciottesimo secolo, grazie ai risultati ottenuti dal naturalista svedese Carlo Linneo, si instaurò in botanica uno stile inaugurato dall’artista Georg Dionysus Ehret; esso era caratterizzato dall’accurata rappresentazione degli organi sessuali delle piante, fondamentali per l’identificazione delle varie specie (così come Linneo aveva dimostrato). Lo stile introdotto da Ehret divenne dominante, ma a esso si affiancò una seconda tendenza, che potremmo definire più “olistica”, caratterizzata da disegni in cui piante e animali sono sempre inseriti nel loro habitat naturale anziché essere rappresentati, come nel caso dello stile linneano, su uno sfondo neutro e del tutto avulsi dal contesto.

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Che cos’è la vita?

Un titolo di poche pretese, senza dubbio; vedo già i sorrisini e le gomitate serpeggiare tra i membri del mio pubblico di lettori… [Sì: ho un’immaginazione fervida]. Eppure, cercare di definire cos’è la vita non è appannaggio degli arrovellamenti filosofico-esistenziali tipici dell’adolescenza; si tratta di una questione del tutto legittima e a cui è addirittura auspicabile trovare una risposta condivisa.

Una definizione di che cosa è “vivo” e cosa non lo è, infatti, acquista un ruolo fondamentale nell’ottica della ricerca di condizioni favorevoli alla vita in tutti gli esopianeti che si stanno scoprendo in questi anni – parliamo qui di astrobiologia e, volendo, anche dei presupposti del famoso progetto SETI.

E che dire poi di tutte le implicazioni morali? Questioni come l’aborto, la fecondazione in vitro o l’eutanasia sono legate alle risposte date a questa domanda, e la scienza ha il dovere di intervenire nel dibattito al meglio delle proprie conoscenze.

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La musica nascosta delle api

Qualche anno fa ho trascorso l’estate nelle isole Sporadi; per chi, come me, della Grecia aveva visto, e amato, soltanto le Cicladi arse dal sole e dal vento, le Sporadi sono una rivelazione verde e ombreggiata. Peccato che soprattutto l’isola di Skopelos, nel 2012, fosse letteralmente invasa dalle api, tanto che in quattro giorni riuscii a farmi pungere ben tre volte. Per inciso: sì, Skopelos è l’isola in cui hanno girato molte scene del film Mamma mia!, che vergognosamente confesso di non aver mai visto – sarà colpa delle api?

Ad ogni modo, da allora ho sviluppato una piccola fobia per questi insetti che, lo so, non hanno intenzione di farmi alcun male. E mi sento tremendamente in colpa perché, come ormai tutti sanno, le api sono molto importanti per mantenere la biodiversità.

PS: Se preferiamo adottare un punto di vista più egocentrato e meno “ecologista”, ricordiamo che le api sono praticamente indispensabili per continuare a impollinare quasi il 75% del cibo che, indirettamente o direttamente, arriva nei nostri piatti.

Una buona fonte di ispirazione è sicuramente il compositore Troels Brun Folmann, autore di effetti sonori per vari film hollywoodiani, tra cui Avatar, e di videogiochi noti anche a chi è nato prima degli anni ’50, come Tomb Raider. Folmann, un giorno, ha deciso di prendere il toro per le corna, affrontando la sua paura per le api in un modo abbastanza inusuale.

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Si può legiferare sull’utilità di un esperimento?

In questi giorni stanno succedendo cose, in Italia, che causano uno strano affollamento di considerazioni a sfondo scientifico su radio, televisione, social media e altri mezzi più o meno strutturati e più o meno informati.

Stamattina mi sono arrabbiata tantissimo con i conduttori di uno dei miei programmi radiofonici preferiti (che non citerò) perché continuavano a confondere i piani e a non correggere, probabilmente perché non li riconoscevano come tali, i tanti errori che apparivano di continuo nei discorsi degli ascoltatori al telefono. Perché le opinioni non sono “giuste” o “sbagliate” di per sé, a priori, ma i fatti possono essere riportati correttamente oppure no, e quando sono riportati erroneamente, in un contesto come quello è sacrosanto farlo presente. Almeno secondo me.

Ma il culmine dell’arrabbiatura l’ho raggiunto quando uno dei due conduttori (che continuerò a non nominare, per quanto la tentazione sia forte) ha chiuso la prima parte della trasmissione con una citazione di Albert Einstein, che sicuramente “fa tanto figo”, soprattutto tra i non addetti ai lavori.

Peccato che tale citazione fosse fatta a sproposito, perché la considerazione “Nessuno scopo è, secondo me, così alto da giustificare dei metodi indegni per il suo conseguimento” – e variazioni sul tema – è stata sì attribuita allo scienziato, ma in modo erroneo. La cosiddetta “vivisezione” – intesa come sperimentazione sugli animali – non c’entra nulla. Si tratta di una frase estrapolata dai Pensieri degli anni difficili, dove è inserita nell’ambito di un discorso sulle situazioni venutesi a creare in seguito alla bomba atomica.

Per questo motivo, ci tenevo a riportare un brano di uno scienziato della caratura e serietà di Einstein, che, al contrario, sulla questione della vivisezione si pronunciò apertamente in un suo scritto che, per quanto risalga a oltre cento anni fa, mostra un equilibrio troppo spesso assente nei nostri contemporanei.

Ecco a voi Henri Poincaré:

La questione della vivisezione merita una breve riflessione, per quanto così facendo mi allontani un po’ dal filo del mio discorso. In questo caso vi è uno di quei conflitti tra doveri che la vita pratica ci sottopone a ogni piè sospinto. L’uomo non può rinunciare a conoscere senza al contempo sminuirsi: ecco perché gli interessi della scienza sono sacri. La scienza è sacra anche a causa dei mali che può guarire e prevenire, che sono in numero incalcolabile. D’altro canto, tuttavia, la sofferenza è un’empietà (non dico la morte, dico la sofferenza): per quanto gli animali inferiori siano senza dubbio, per l’appunto, inferiori all’uomo, meritano comunque la nostra pietà. Non possiamo accettare compromessi: il biologo deve intraprendere, anche su esseri inferiori, soltanto esperimenti davvero utili; spesso ci sono mezzi di ridurre al minimo il dolore: il biologo deve servirsene. Bisogna, in questo caso, fare i conti con la propria coscienza; ogni intervento legale sarebbe inutile. In Inghilterra si dice che il Parlamento può fare ogni cosa, eccetto trasformare un uomo in una donna. Aggiungerei che può fare ogni cosa, eccetto legiferare in modo competente su un argomento scientifico.

PS Mi accorgo soltanto ora che – anche se non voglio fare il nome del conduttore in questione – l’ultimissima parte questa citazione di Poincaré lo riguarda in modo particolare…

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Le api come opera d’arte

Ultimamente si fa un gran parlare di quanto le api siano importanti per la biodiversità, ma confesso che molto egoisticamente ogni primavera la mia prima preoccupazione è quella di non farmi pungere…

Sia quel che sia, le api, per quanto strano possa sembrare, sono state negli ultimi anni non soltanto oggetto di libri e articoli di giornale in cui se ne commentava catastroficamente l’imminente scomparsa, ma anche, più costruttivamente, soggetto protagonista di alcune opere d’arte.

Personalmente, sono stata colpita in particolare da due opere,  realizzate da artisti entrambi in grado di stabilire un dialogo costruttivo con apicoltori e scienziati e capaci di “sfruttare” le straordinarie capacità di questi insetti per realizzare qualcosa di bello e, a suo modo, importante.

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