Archivi categoria: Scienza

Disegnare la natura: dagli erbari all’epoca di Linneo

L’atto di disegnare la natura e l’ambiente che ci circonda, con le sue piante e i suoi animali, è antico quanto l’uomo. Per dirla con una frase talmente banale da essere diventata un cliché, ma non per questo meno corrispondente a verità, la curiosità di comprendere il mondo è una caratteristica intrinseca agli esseri umani; alcuni più di altri, tuttavia, hanno sentito la spinta più o meno forte di registrare le immagini che si presentavano ai loro occhi, preservandole per la posterità. Dalle grotte dell’Europa, dell’Africa e dell’Australia, passando per gli artisti rinascimentali fino agli esploratori del post rivoluzione scientifica, la storia naturale è stata attentamente osservata e riprodotta da persone che decisero di impiegare anche moltissimo tempo a disegnare e dipingere ciò che si trovavano di fronte.

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Come d’autunno sugli alberi il colore delle foglie

Anche quest’anno, a partire all’incirca da metà ottobre, la rete è stata invasa da immagini di quello che, ho da poco appreso, oggi tutti chiamano foliage: il cambiamento di colore delle foglie degli alberi. Dal verde della collezione P/E si passa a una gamma di colori che vanno dal giallo al rosso, passando per varie tonalità di arancione e toccando talvolta una punta violacea.

A parte che foliage l’ho sempre sentito pronunciare alla francese, mentre si tratta di un termine della lingua inglese (il francese ha feuillage, che si pronuncia così), la parola foliage originariamente indicava semplicemente la chioma di un albero indipendentemente dal suo colore; soltanto negli ultimi anni, credo per traslazione – ma non sono mai stata brava con figure retoriche & Co. -, è passato a descrivere questo fenomeno tipicamente autunnale, almeno per noi che viviamo nell’emisfero boreale.

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Il Canzoniere di Petrarca e la matematica dell’amore

Fin dalla comparsa del calcolo differenziale, inventato indipendentemente da Isaac Newton e Gottfried Leibniz verso la fine del diciassettesimo secolo, le equazioni differenziali sono state utilizzate per gli scopi più diversi: dallo studio del moto dei sistemi planetari a quello della trasmissione di segnali fra le cellule nervose, dall’analisi delle dinamiche delle popolazioni biologiche alle stime delle fluttuazioni dei prezzi nei mercati economici. Le parole del matematico Vladimir Igorevič Arnol’d rendono l’idea dell’importanza di questo strumento più di qualunque elenco delle sue applicazioni:

Le equazioni differenziali formano la base della visione scientifica del mondo.

Non ci sarebbe dunque troppo da stupirsi se questo strumento così potente avesse già fatto capolino in un ambito dove la saggezza popolare vorrebbe invece che scienza (e ragione) abbiano ben poco da dire: la matematica dell’amore e la dinamica dei sentimenti.

Negli ultimi venti o trent’anni, in effetti, alcuni studiosi hanno iniziato a cercare di catturare in modelli matematici più o meno accurati tutti i sussulti, i sospiri, le esaltazioni e le disperazioni che caratterizzano lo stato dell’innamoramento. Vediamo un paio di esempi di modelli che tentano di descrivere – e soprattutto prevedere, come ogni buon modello scientifico dovrebbe fare! – l’andamento di una relazione sentimentale.

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L’improvvisamente famoso dottor Einstein

Una decina di anni fa, quando lavoravo per un festival della scienza, sono stata fisicamente aggredita da un tizio a cui avevo impedito l’accesso a una conferenza di Gabriele Veneziano. Non che mi piaccia frenare gli slanci culturali del pubblico, tutt’altro; tuttavia in quel caso la sala, che aveva una capienza di 200 persone, era già gremita di oltre 400 entusiasti della teoria delle stringhe. Sì, avete letto bene: teoria delle stringhe. Probabilmente, fra quanti erano riusciti a entrare e il centinaio di individui rimasti fuori a esprimere più o meno violentemente il proprio scontento, erano riuniti in quel luogo tutti i fan italiani di Veneziano; non esattamente i 150mila assiepati al Campovolo per Ligabue nell’estate del 2015, ma insomma, non pretendiamo troppo. Per quanto la fisica e la musica abbiano molte cose in comune, se il giorno prima il mio collega mi avesse detto che avrebbe dovuto letteralmente fare a botte per difendermi dalla violenza di un tizio che voleva a tutti i costi ascoltare una conferenza su una teoria che io, nonostante la mia laurea in fisica (teorica), confesso di non afferrare se non per sommi(ssimi) capi… Avrei ribattuto: “impossibile, mica sono i Take That [sostituire con One Direction, se siete nati dopo la metà degli anni Novanta], una cosa del genere non s’è mai vista”. E avrei sbagliato, non soltanto per quel che mi aspettava nelle 24 ore successive, ma per fatti analoghi accaduti poco meno di un secolo prima che, oggi lo sappiamo, sancirono la nascita del mito di Einstein.

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La seconda rivoluzione quantistica

.… seconda? Perché, c’è forse stata una prima rivoluzione quantistica? E di cosa si tratterà mai?

Ho scoperto che soltanto di recente, forse nell’ultimo anno o due, la meccanica quantistica è stata inserita nel programma di studio dell’ultimo anno delle scuole superiori (soltanto licei oppure anche altri istituti? Non sono riuscita a capirlo). Prima di allora, era evidentemente ritenuto un argomento di cui non era necessario sapere alcunché per potersi dichiarare persona mediamente colta; io stessa, diplomatami nella seconda metà degli anni Novanta, ne ho sentito parlare per la prima volta seriamente soltanto al terzo anno di università – peccato che io abbia studiato fisica, cosa che non mi rende un campione particolarmente rappresentativo della società italiana.

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