Archivi categoria: Scienza

Tutto ciò che so dell’amore

Quella grande compositrice di parole ed emozioni profonde che fu Emily Dickinson ci ricorda:

Che sia l’amore tutto ciò che esiste
E’ ciò che noi sappiamo dell’amore
E può bastare che il suo peso sia
Uguale al solco che lascia nel cuore.

Tre psic* (-hiatri, -ologi e -oterapeuti) raccontano in A General Theory of love l’esperienza raccolta in decenni di lavoro clinico: si sono spinti al di là degli specifici campi di competenza e sono andati alla scoperta della storia del nostro cervello, anzi: dei nostri cervelli – il cervello rettiliano, il cervello limbico e neocorticale. E hanno cercato di capire le caratteristiche di ciascuno dal punto di vista dell’emotività, scoprendo cose che probabilmente sapevano già, ma corroborandole con i risultati ottenuti in discipline “altre”.

Fin dall’infanzia, il nostro cervello si lega indissolubilmente a quelli delle persone che ci circondano, e questo legame profondo e continuativo altera profondamente e per sempre la struttura del nostro cervello, instaurando schemi emotivi e comportamentali che ci accompagneranno per tutta la vita. Questa – che per alcuni potrebbe apparire come una condanna, qualora la situazione iniziale non sia delle più fortunate – è anche una delle ragioni (forse la più importante) per cui, se all’inizio della vita per così dire le cose non sono andate bene è ancora possibile recuperare; sullo stesso principio infatti si basano i rapporti d’amore costruiti da adulti e, nel caso si renda necessario, anche i rapporti professionali con un terapeuta. L’infanzia è importante ma non irrevocabilmente determinante, per fortuna.

A General Theory of love è un libro che forse non ha cambiato, come prometteva la quarta di copertina, “il modo in cui penso all’intimità”, ma sicuramente mi ha fatto riflettere a lungo su idee che erano già mie anche se, in qualche, modo prive di un riscontro; e a parte questo, è stata una lettura estremamente piacevole e arricchente per la bellezza della scrittura e delle numerose citazioni e poesie.

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Una storia naturale dell’occhio

I nostri occhi sono, fra tutti gli straordinari organi di cui è fatto il nostro corpo, quelli che da sempre mi hanno più affascinato.

Sarà che porto gli occhiali da tempo immemorabile e che la mia unica esperienza con le lenti a contatto, anni e anni fa, mi ha provocato un’escoriazione alla cornea e molteplici crisi di rigetto, ma provo per gli occhi un’ammirazione sconfinata per il modo in cui apparentemente senza fatica riescono a metterci in contatto con l’ambiente esterno e a farmi godere di piaceri molteplici senza farmi ingrassare di un grammo!

L’autore del romanzo Il peso dei numeri, Simon Ings, si è cimentato questa volta in un saggio dedicato all’occhio, di cui parla con una soggezione simile alla mia da un punto di vista fisiologico ma anche simbolico, con la prospettiva di un accademico storico della scienza seppure non lo sia neanche lontanamente.

La sua Storia naturale dell’occhio è un libro eccezionale, ricco di aneddoti sulla vista e sul modo in cui ci rapportiamo a questo organo di senso così fondamentale, troppo spesso dato per scontato da chi, me per prima, non si rende conto della fortuna che ha di poter abbracciare il mondo semplicemente grazie a un battito di ciglia.

Quella parte di storia della scienza che parla degli studi sulla visione umana è appassionante come e più di un romanzo; a questo si affiancano ricchi resoconti sulla visione nel mondo animale, con attente analisi sull’evoluzione degli organi deputati alla vista corredate di meticolose descrizioni – talvolta un po’ inquietanti, come nel caso di molti insetti.

Un libro non di facilissima lettura per chi, come la sottoscritta, non ha competenze in ambito fisiologico; ma lo sforzo è assolutamente ripagato ogni volta che la visione della realtà esterna è arricchita dalla consapevolezza di tutti i meccanismi che la rendono possibile.

 

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Il DNA in 3 minuti

Un bel video della BBC spiega in poco più di 3 minuti il funzionamento, il ruolo e il significato del DNA, il manuale di istruzioni della vita così come la conosciamo – con un esempio piuttosto sfizioso di grafica flat.

Segue una (mia) traduzione del testo dall’inglese all’italiano (con minutaggio). Consiglio comunque la lettura del testo in italiano, è “da manuale”.

00:00 – 00:11
Il DNA è il manuale di istruzioni per costruire la vita. Dai microbi, alle piante, agli esseri umani, definisce tutti noi.

00:12 – 00:35
Il set di istruzioni completo, codificato in tutti gli organismi, è il genoma, e viene trasmesso di padre in figlio durante la riproduzione. L’informazione è immagazzinata nel DNA grazie a sole quattro molecole accoppiate due a due (adenina, timina, guanina, citosina). Ci sono miliardi di coppie del genere, organizzate in una struttura a doppia elica forte e compatta.

00:36 – 00:59
Queste coppie fanno sì che ciascun filamento sia un backup del compagno: si tratta di un modo incredibilmente efficiente di salvaguardare la preziosa informazione genetica. Il DNA si ripiega in pacchetti accoppiati – i cromosomi – conservati nel nucleo delle cellule. Specie diverse hanno un numero diverso di cromosomi; gli uomini ne hanno 23 coppie.

01:01 – 01:18
I cromosomi contengono molti geni. Un gene è una sezione di DNA che contiene le istruzioni per una proteina. Le proteine sono essenziali per la vita, ed eseguono un’enorme varietà di compiti, dal controllo delle funzioni di una singola cellula fino a dare la forma dell’organismo nel suo complesso.

01:19 –01:45
In una specie, ogni organismo ha un DNA molto simile a quello degli altri. Negli esseri umani, la differenza tra una persona è un’altra è una frazione di percentuale. Tuttavia, è questo ciò che ci rende unici, dandoci un volto, un colore dei capelli e un’altezza diversi. L’unicità del nostro DNA può essere usata come un’impronta digitale che ci identifica con un livello di accuratezza straordinario.

01:47 – 02:14
Leggendo il nostro DNA, gli scienziati hanno scoperto che non condividiamo sequenze soltanto con individui della nostra specie, ma anche con qualsiasi altro organismo vivente sulla Terra. Gli scimpanzé, tra i nostri parenti viventi più prossimi, condividono con noi circa il 96% del DNA. Abbiamo anche geni in comune con i pesci, con le piante e con i batteri. E’ una prova consistente del fatto che tutta la vita è originata da un singolo antenato comune vissuto miliardi di anni fa.

02:15 – 02:45
Non abbiamo soltanto imparato a leggere il manuale di istruzioni della vita, ma anche a riscriverlo. L’uomo ha manipolato il DNA da ben prima di conoscerlo, selezionando piante e animali da allevare per fare emergere le caratteristiche desiderate. Oggi, l’ingegneria genetica ci consente di alterare il DNA direttamente in laboratorio, creando nuove varietà di vita: da piante che resistono alle malattie o alla siccità a batteria che possono produre grandi numeri di ormoni che ci salvano la vita.

02:46 -03:04
Tuttavia, non conosciamo ancora tutto. Esistono sequenze che non codificano nessuna proteina e, forse erroneamente, sono state nominate “junk”, spazzatura. Alcuni sono preoccupati di questi buchi nelle nostre conoscenze e di problemi imprevisti che pensano potranno essere generati da organismi modificati geneticamente.

03:05 – 03:19
Quello che è chiaro è che il manuale di istruzioni della vita è più sottile, elegante e complesso di quanto avremmo mai potuto immaginare. Il DNA ha rivelato parecchi dei suoi segreti, ma abbiamo ancora molto da imparare.

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Anche l’evoluzione è matematica

Anche se la cosa forse non è stata tanto pubblicizzata dai media italiani, il 2013 è (o sarebbe ormai quasi meglio scrivere è stato) l’Anno della matematica del pianeta Terra [maggiori informazioni qui, in inglese e in francese].

Tra le molteplici iniziative, mi ha colpito questa poetica animazione dedicata al ruolo della matematica nell’evoluzione della vita, ricca di idee fuori dagli schemi e assolutamente non convenzionali.

L’ho accompagnata a una traduzione del testo dal francese all’italiano, dal momento che non so se sia possibile, come utente esterno, caricare sottotitoli sui video di YouTube. Buona visione e buona lettura 🙂

Si stima che oggi, sulla Terra, abitino 8.750.000 specie viventi diverse; per il momento, gli scienziati ne hanno catalogate e descritte soltanto 1.250.00, all’incirca, e questo significa che circa 7.500.000 specie di animali, vegetali o funghi, di alghe o di protozoi ci sono assolutamente ignote. Ci vorrebbero 1200 anni e 303.000 tassonomisti per catalogarle tutte; se le cose continuano ad andare così, è però probabile che la maggior parte di esse si estingua prima ancora di venire scoperta.

8.750.000 specie, e queste sono soltanto quelle che attualmente abitano gli oceani e la terraferma! Quante specie ha ospitato il nostro pianeta dalla comparsa della vita? 50 miliardi? Di più? Tutte queste specie fanno parte dell’albero della vita, che incominciò a crescere un po’ meno di 4 miliardi di anni fa a partire da una piccola radice che viene chiamata LUCA – Last Universal Common Ancestor, ultimo antenato comune universale.

LUCA è la radice di tutti gli esseri viventi sulla Terra, quella dell’uomo, del pesce rosso e addirittura quella della margherita. Possiamo dire, pertanto, che la radice dell’uomo è uguale a quella del pesce rosso, che a sua volta è uguale a quella della margherita, e sono tutte uguali a LUCA. L’uomo, il pesce rosso e la margherita si sono tutti evoluti a partire da questa medesima radice. Per evolvere, bisogna avere una discendenza, e per avere una discendenza bisogna riprodursi. La cosa più difficile, nella riproduzione, è trovare “la propria metà”, di cui si va alla ricerca disperatamente; a volte si pensa di essere riusciti a trovare la propria metà, e invece si è incappati nel proprio doppio.. Sono necessari molti calcoli. Una volta trovata la propria metà, è possibile fare la propria “mezza porzione” [NdT demi-portion, letteralmente embrione], ossia moltiplicarsi.

Torniamo adesso al nostro uomo, al nostro pesce rosso e alla nostra margherita. Sono rispettivamente il frutto di due radici di uomo, due radici di pesce rosso e due radici di margherite che, un giorno, si sono moltiplicate. Ma abbiamo appena visto che queste radici sono tutte uguali, pertanto: radice d’uomo per radice d’uomo è uguale a radice di pesce rosso per radice di pesce rosso, a sua volta uguale a radice di margherita per radice di margherita. Ne segue che uomo uguale a pesce rosso uguale a margherita, cosa che dimostra che tutti gli esseri viventi sono uguali fra loro e che l’uomo non è una specie superiore – anche se a volte pensa di esserlo.

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Fritz Kahn e gli albori delle infografiche

Ormai siamo circondati: le infografiche sono ovunque e sembra che qualsiasi soggetto, dalla cucina alla gravidanza alla politica estera delle isole del Pacifico, non possa esimersi dall’essere infograficato. Le infografiche sono, con una definizione abbastanza generale da poter essere considerata corretta, visualizzazioni ed espressioni grafiche che espongono dati e concetti quantitativi in una forma esteticamente gradevole, con il minor uso possibile di parole. Un maestro, in quest’ambito, è il giornalista e information designer David McCandless, che nel suo sito (e nell’omonimo libro) Information is beautiful propone quasi quotidianamente esempi di alto livello e approfondimenti per i tanti che hanno scoperto, in questo mondo, una nuova bruciante passione.

Ma non è sulle infografiche che vorrei divagare oggi, almeno non strettamente parlando. La casa editrice Taschen (e chi, se no?) ha recentemente pubblicato un volume su un pioniere della visualizzazione delle informazioni, il tedesco Fritz Kahn (1888-1968). Medico, educatore e divulgatore scientifico ante litteram, per sfuggire alle persecuzioni dei nazisti Kahn emigrò in Palestina e poi in Francia; approdò infine negli Stati Uniti, dove trascorse il resto della sua vita e della sua carriera di illustratore e divulgatore di complicate idee scientifiche.

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