Archivi categoria: Arte

L’illustrazione scientifica, dal Settecento alle prime radiografie

Come abbiamo visto nella prima parte di questo articolo, la storia dell’illustrazione scientifica (botanica, in particolare), è vecchia quanto le scienze naturali. Nel diciottesimo secolo, grazie ai risultati ottenuti dal naturalista svedese Carlo Linneo, si instaurò in botanica uno stile inaugurato dall’artista Georg Dionysus Ehret; esso era caratterizzato dall’accurata rappresentazione degli organi sessuali delle piante, fondamentali per l’identificazione delle varie specie (così come Linneo aveva dimostrato). Lo stile introdotto da Ehret divenne dominante, ma a esso si affiancò una seconda tendenza, che potremmo definire più “olistica”, caratterizzata da disegni in cui piante e animali sono sempre inseriti nel loro habitat naturale anziché essere rappresentati, come nel caso dello stile linneano, su uno sfondo neutro e del tutto avulsi dal contesto.

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Disegnare la natura: dagli erbari all’epoca di Linneo

L’atto di disegnare la natura e l’ambiente che ci circonda, con le sue piante e i suoi animali, è antico quanto l’uomo. Per dirla con una frase talmente banale da essere diventata un cliché, ma non per questo meno corrispondente a verità, la curiosità di comprendere il mondo è una caratteristica intrinseca agli esseri umani; alcuni più di altri, tuttavia, hanno sentito la spinta più o meno forte di registrare le immagini che si presentavano ai loro occhi, preservandole per la posterità. Dalle grotte dell’Europa, dell’Africa e dell’Australia, passando per gli artisti rinascimentali fino agli esploratori del post rivoluzione scientifica, la storia naturale è stata attentamente osservata e riprodotta da persone che decisero di impiegare anche moltissimo tempo a disegnare e dipingere ciò che si trovavano di fronte.

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Fotografare la Luna prima dell’era di Instagram

Tanto per avere dei numeri a supporto di quella che poteva anche essere una mia personalissima idea campata un po’ per aria, ho appena fatto una ricerca su Instagram: l’hashtag #moon mi ha dato 11.875.80 risultati (l’italo-ispanico #luna più di tre milioni, quindi anche in quel caso non si scherza). Poi, è vero, non tutte le immagini a cui è associata la parola chiave “luna”, quale che sia la lingua utilizzata, sono altrettante istantanee del nostro satellite; ma anche si trattasse soltanto del 50%, quasi sei milioni di immagini sono comunque un discreto numero. Come pensavo, almeno apparentemente, fotografare la Luna è un’attività molto comune.

Quella delle fotografie del nostro satellite è una vera e propria storia, a dire il vero abbastanza lunga e complicata da non poter essere raccontata tutta in un unico post; vorrei però incominciare con una foto – quella in copertina – che è una fotografia della Luna anche se l’astro non compare da nessuna parte.

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La teoria del caos secondo Frank Stella

Il percorso che ha portato Frank Stella a esplorare la teoria del caos con mezzi e metodi – ovviamente – ben diversi dalla matematica, inizia nell’inverno del 1983 mentre l’artista, la sera prima di tenere una lezione all’università di Harvard sul tema dello spazio nell’arte, si stava rilassando fumando un sigaro (cubano). Gli anelli di fumo, prodotti quasi distrattamente nell’aria immobile della stanza, lo fecero riflettere sul fatto che si trattava di:

un modo di produrre immagini e creare forme che non avevo mai visto prima: una sorta di fantasticheria faustiana.

E istantaneamente si chiese come avrebbe potuto riprodurre quelle volatili architetture in una – statica – opera d’arte.

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Di che colore è una banana?

Che domanda stupida: una banana è gialla, lo sanno anche i bambini! Nel corso della sua breve esistenza, tuttavia, una banana è gialla soltanto per una piccola parte del tempo, un giorno o al massimo due: inizialmente è verde, quando è ancora acerba, poi è vero che durante la maturazione diventa sempre più gialla ma, ben presto, il giallo comincia a tendere verso il marroncino, e il frutto si cosparge progressivamente di puntini che indicano un eccessivo grado di maturazione. A quel punto, se ancora non ce ne siamo liberati mangiandola oppure gettandola via, la banana tende a diventare sempre più scura, finché il marrone diventa quasi nero e la buccia comincia ad avvizzire.

Eppure, quando pensiamo a una banana, l’immagine che si presenta agli occhi della nostra mente è inequivocabilmente tinta di giallo: questa è la nostra percezione del colore del frutto, questo – ossia il giallo (e non il verde, e neppure il marroncino puntinato) – è il colore che proiettiamo su tutti gli “oggetti-banana” che fanno parte della nostra realtà.

Ciò succede perché il colore non è semplicemente la luce che colpisce i nostri occhi, quanto il risultato di un insieme di esperienze.

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