Sembrare un madrelingua… oppure anche no?

La mia prima insegnante di inglese, incontrata alle scuole medie, credo non avesse mai messo piede in vita sua in una nazione anglofona. Sicuramente, quando leggeva dal libro di testo, poteva sembrare un madrelingua… piemontese. Ricordo il suo How do you do?, pronunciato con forte inflessione cuneese, con rabbia mista ad affetto, anche se alla fine ha prevalso la rabbia, mia e dei miei genitori, che alla prima occasione mi hanno spedito in Inghilterra per, sostanzialmente, ricominciare da capo. Dopo tutto, per imparare una lingua straniera – e questo è vero oggi come lo era negli anni Novanta, e probabilmente resterà vero anche in un futuro fantascientifico in cui saremo tutti dotati di un traduttore universale à la Star Trek o di un pesce di Babele à la Guida galattica per autostoppistiniente di meglio che andare in loco, là dove la lingua è parlata, scritta e usata continuamente dalla maggioranza della popolazione.

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La blockchain, questa sconosciuta

Ho capito cosa dovevo fare quando è successo per la terza volta: il telefono squilla, il numero è sconosciuto ma rispondo comunque perché non si sa mai, mi si rivolge una voce squillante che mi chiede se voglio comprare dei Bitcoin. Sì, proprio così: “Vuole comprare dei Bitcoin? E’ un ottimo investimento”. Essendo convinta che, se qualcuno pagava una persona perché trascorresse le sue giornate in un call center a procacciare clienti, l’ottimo investimento lo fosse per il qualcuno in questione, e non per la sottoscritta, ho comunque iniziato a volerne sapere qualcosa in più. Ed è così che, cercando di capire qualcosa di “vero” sui Bitcoin fra decine di articoli più o meno esperti e più o meno confusi, ho incontrato la blockchain.

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Come farsi carico del carico mentale

Carico mentale? Chi era costui? Lungi da me voler banalizzare e ridurre tutto a una questione di ruoli connotati dal genere, ma… 99 volte su 100, chi è donna, che cos’è il carico mentale lo sa. Anche se, magari, non l’ha mai sentito chiamare in questo modo, perché (come la sottoscritta) nel 2017 si è persa “la” creazione sul tema dell’illustratrice francese Emma, che è riuscita a riassumere la questione nelle due parole del titolo: Bastava chiedere (in originale, Fallait demander). [AGGIORNAMENTO: da febbraio 2020, disponibile anche in italiano grazie all’editore Laterza]

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Verso una nuova cartografia cerebrale

Il cervello umano produce in 30 secondi altrettanti dati di quanti il telescopio spaziale Hubble ha prodotto in quasi trent’anni di onorata carriera. Non male, vero? E se vi piacciono i numeri – e i paragoni – posso aggiungere che in un singolo essere umano ci sono grosso modo altrettante cellule cerebrali  di quante sono oggi le pagine internet, milione più o milione meno. Stiamo parlando di circa 86 miliardi di neuroni, ciascuno dei quali ha in media 1750 connessioni (sinapsi) ad altri neuroni. Numeri fuori dalla portata dei computer moderni e, devo dire, anche da quella del mio pensiero. Il cervello ha una complessità tale da risultare incomprensibile al cervello. Ci serve una mappa o, per usare un termine più specifico, una cartografia cerebrale aggiornata.

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Una mappa del cervello: sì, ma come?

Le mappe, si sa, per quanto in molti casi possano risultare indigeste sono estremamente utili per orientarsi. Vero è che negli ultimi anni, da quando dire che gli smartphone sono un oggetto “diffuso” è diventato un eufemismo, l’abitudine di utilizzare app come Google Maps ha preso piede, a volte fin troppo. Come a Venezia, dove è utilissima anche a chi la città un po’ la conosce, figurarsi a chi vi si reca per la prima e probabilmente unica volta; mi è capitato più volte di vedere turisti talmente presi dall’osservazione dei percorsi tracciati sul cellulare da non prestare attenzione alcuna alle meraviglie che si innalzavano loro intorno  e prestarne ancor meno alle inevitabili asperità presenti sul terreno, con conseguenze che potete facilmente immaginare.

E comunque. Dopo tutti questi mesi di silenzio non era di questo che volevo parlare, bensì di cos’è, come si disegna e a cosa serve una mappa del cervello. Un post non sarà sufficiente, e forse nemmeno due. Ma da qualche parte bisogna pur incominciare, e questa volta – tanto per cambiare – partiremo con un po’ di storia.

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Scienza, Arte, Parole di carta